on ci siamo
proprio, forse hanno
sbagliato la traduzione, forse hanno
frainteso; andava
scritto in altro modo,
andavano messe giù
altre parole, tipo: «Beati quelli che ridono
e se la spassano, beati quelli che sono
sazi, beati i ricchi che possono trascorrere
le loro giornate senza la preoccupazione
del dover trovare i soldi per fare la spesa.
Beati i forti che non devono chiedere mai
e beati quelli che fanno le guerre e che si
arricchiscono sul sangue di chi muore;
beati coloro che sono osannati e presi ad
esempio di equilibrio e di perfezione:
ecco, beati i perfetti o coloro che sembrano tali». Questo il nostro paradigma
sulla felicità, questa la nostra visione
della vita. Ma oggi Gesù sale sul monte e
attorno a Lui, tanto vicino da poterli guardare negli occhi, ci sono i
discepoli, una
folla di sandali rotti e polverosi, di mani
callose e graffiate, di cenci per vestiti;
qualcuno piange, qualcuno tiene tra le
braccia un bimbo affamato, le donne rassegnate che a stento alzano gli occhi:
come avranno ricambiato quello sguardo?
Prima di parlare Lui “guarda”. Non è una
teoria sulla santità o sulla beatificazione
questo brano di Vangelo; nasce da un
vedere, da uno sguardo sulla vita e
sulla sua piccolezza, sulla sua “normalità”. Sulle sue briciole. All’inizio
la parola santi non era riservata a chi
stava nell’alto nei cieli o sugli altari
in virtù dei miracoli fatti, ma indicava semplicemente i credenti (cfr.
Col 1), coloro che sanno vedere le
impronte di Dio nella vita di ogni
giorno, nella sua concretezza. E in-
fatti: «Beato te, che sei mosso dalla
passione per la giustizia; beato te,
che resisti alle sopraffazioni; beato
te, che hai uno sguardo compassionevole; beato te che nella sofferenza
senti un Dio che piange con te...».
«Beati voi...» dice: parole nude, pre-
cise, nette, che carezzano mani,
spalle, volti, come un soffio. Parole
che aprono il cielo, quello stesso
cielo in cui facciamo andare le persone amate e scomparse, i nostri cari
che hanno oltrepassato la soglia della
vita. Quando i cieli si aprono non esiste più separazione con la terra, si
fondono l’uno nell’altro, la materia
tangibile e intangibile si compenetra.
Beati noi e beati loro che già sanno il
mistero di questo Dio: noi a cercare
le Sue orme, loro a ricambiare il Suo
sorriso.
| Fonte : L.Verdi inserito il 31 ottobre 2026 (5) | - Generale - Prima Pagina |