Gli tendono tranelli, vogliono far scattare la trappola e
renderlo inoffensivo quel Gesù che fa innamorare il popolo
parlando di un padre che prepara banchetti, che si perde a
cercare quell’unica pecora scappata via dal gregge,
misericordioso verso i peccatori. Troppo scomodo un tipo del
genere: le regole vanno rispettate, i riti vanno celebrati, i peccati
sono indelebili e marchiano per sempre; non si può permettergli di alimentare la
speranza che non ci sia un bel confine netto tra puri e impuri, tra giusti e
ingiusti.
Tra un dentro e un fuori. Si sa bene chi sono i giusti: solo quelli che la legge
la
seguono alla lettera e la fanno osservare. Non importa poi il cuore dove sia.
Lui, invece, non fa distinzioni: le prostitute e i pubblicani possono entrare
nel
regno dei cieli, il peccatore può convertirsi, l’ultimo precede il primo, il
sabato è
per l’uomo, l’amore viene prima del giudizio. Ma così salta tutto, saltano tutte
quelle rigide categorie in cui mettere gli altri, quelle certezze che danno il
potere
di sentirsi dalla parte giusta, ineccepibili. Come sentirsi al sicuro con uno
del
genere? Vuol forse costringerci a cambiare il nostro modo di pensare Dio?
Trema la terra sotto i piedi ai farisei, stanno rischiando grosso con questo
Gesù
che costringe a cambiare lo sguardo, che ribalta l’ottica di quel Dio che hanno
così ben disegnato, costretto, rinchiuso nelle loro logiche di apparenza e di
potere.
Allora mettiamolo in difficoltà, si dicono, facciamo in modo che il suo
schierarsi
per Cesare o contro Cesare scontenti quegli ingenui che lo seguono, quella massa
di disperati che sembra sognare assieme a lui.
Ma Gesù, come al solito, fa un balzo in profondità con una domanda che
inchioda: «A chi appartiene questa moneta?». Ed è come se implicitamente
domandasse: «E tu a chi appartieni? Quale immagine porti stampata dentro?».
Scava Gesù e invita a scavare dentro di noi, a capire che se anche una moneta
può appartenere a ad un imperatore o al potere, c’è qualcosa che non fa parte
del
mercato, qualcosa di inviolabile, non commerciabile, non scambiabile come una
moneta: la nostra vita. Imperfetta, non impeccabile, ferita e lacerata, ma che
porta
impresso un altro volto: il Suo. O quello dell’amore, che è lo stesso.
| Fonte : L.Verdi inserito il 17 ottobre 2026 (8) | - Generale - Prima Pagina |