La Chiesa è chiamata a testimoniare la fecondità della croce con una fede viva e
operosa, spogliandosi della mentalità mondana. È la lezione che Gesù impartisce
ai suoi discepoli, allorché apre loro il cuore annunciando la sua passione,
morte e risurrezione (Vangelo). Pietro, che prima lo ha confessato solennemente
come “il Figlio del Dio vivente”, ora è il primo ad avere bisogno di mettersi
alla sua scuola, di “andare dietro a lui”, accantonando le attese messianiche
terrene per entrare nella logica divina. Ammonendo Pietro, Gesù parla alla sua
Chiesa, ai cristiani di ieri e di oggi: lasciarsi trasformare è sacrificio
gradito a Dio (II Lettura).
Cade a proposito l’amaro sfogo del profeta Geremia (I Lettura), “sedotto” per
proclamare le verità scomode di Dio. Il messaggio lo coinvolge, gli vibra nel
cuore, ma sconvolge i pensieri e i progetti dei suoi interlocutori, scatenando
derisione e scherno. Il profeta ne è sconcertato, prova una sofferta lacerazione
in- teriore sino a dubitare di Dio e del suo modo di agire. Dio, invece, lo sta
forgiando non in base al gradimento degli uomini, ma secondo il suo volere che,
come “fuoco ardente”, s’impone, in quieta e piega le resistenze.
| Fonte : don Giuliano Saredi inserito il 28 agosto 2026 (4) | - Prima Pagina |